Cento
anni fa il socialismo italiano dava vita, a Firenze, il 6 e 7 settembre 1903,
alla sua Federazione giovanile. Il socialismo di cent'anni fa aveva già
raggiunto la comprensione che esistono differenze non riducibili alle differenze
di classe, anche se intrecciate con esse. Molto si è scritto sulla scoperta
della "differenza di genere", dalle suffragette al moderno femminismo,
come elemento caratterizzante del discorso politico della modernità; ebbene,
anche la "differenza generazionale", per quanto necessariamente mutevole
e provvisoria, è sicuramente un'altra differenza da prendere sul serio
per una politica efficace di emancipazione.E' quindi uno dei connotati di modernità
del socialismo l'"invenzione" di un movimento politico e giovanile assieme,
il primo di molti che hanno avuto un loro peso nella storia del 900, un
secolo che ha "inventato" la condizione giovanile, quando da sempre
la vita degli uomini e delle donne vedeva una transizione brusca e precoce dall'infanzia
alle fatiche e responsabilità dell'età adulta. Nenni diceva che
ogni generazione porta il suo speciale contributo alla storia del proprio Paese;
in un secolo dovremmo contare, per convenzione, quattro generazioni, o forse dieci,
secondo l'uso, di provenienza americana, di scandire con i decenni le mutazioni
del costume nazionale e della vita sociale e politica (gli "anni 60",
gli "anni 80"). Contare come se ogni decennio si verificasse un avvicendamento
di generazioni e' certo biologicamente assurdo, ma ha un suo fondamento nella
percezione che nel 900 ogni decennio abbia avuto connotazioni proprie assai
spiccate, e del resto con l'espressione "nuova generazione", si intende,
nell'uso comune, proprio quel segmento, tra i 15 e i 25 anni, di nuovi arrivati
sulla scena della vita pubblica, lavorativa, sociale.